Per quanto riguarda le imprese cessionarie del Superbonus vanno specificate alcune importanti novità.

Anzitutto, va premesso che, l’opzione da parte del beneficiario del Superbonus può essere esercitata con riferimento alle spese sostenute negli anni 2020 e 2021, e va riferita sia all’intero importo del Superbonus, e sia alle rate residue di detrazione non fruite.

 

Questo significa che il cessionario può essere destinatario dell’intero Superbonus, o in alternativa, anche di tutte le rate residue, dopo che il beneficiario si è riservato alcune di queste.

 

Non solo.

 

Si evidenzia inoltre che la cessione del credito è irrevocabile (Punto 2.1, del Provvedimento dell’8 agosto 2020).

 

La “Comunicazione dell’opzione relativa agli interventi di recupero del patrimonio edilizio, efficienza energetica, rischio sismico, impianti fotovoltaici e colonnine di ricarica” consente all’impresa cessionaria del credito d’imposta di acquisire quest’ultimo.

 

Secondo il punto 5, del Provvedimento dell’Agenzia delle Entrate dell’8 agosto 2020, i cessionari e i fornitori sono obbligati a confermare, all’Agenzia delle Entrate, l’opzione manifestata con l’anzidetta Comunicazione all’Agenzia delle Entrate “esclusivamente con le funzionalità rese disponibili nell’area riservata del sito internet”.

 

Detta conferma è propedeutica all’utilizzo del credito d’imposta il cui utilizzo decorre:

  • dal giorno 10 del mese successivo alla corretta ricezione della Comunicazione;

  • comunque, non prima del 1° gennaio dell’anno successivo a quello di sostenimento delle spese.

 

 

Aldo Cadau Commercialisti Sardegna Superbonus edilizia

 

 

 

L’utilizzazione del credito d’imposta

 

Il credito d’imposta, di cui viene nella titolarità l’impresa cessionaria dello stesso, in base al punto 5, del Provvedimento dell’Agenzia delle Entrate dell’8 agosto 2020, è utilizzabile solo in compensazione, secondo le disposizioni di cui all’art. 17, del D.Lgs. 9 luglio 1997, n. 241, considerando le rate residue di detrazione non utilizzate dal beneficiario originario.

 

Occorre tener presente che, per la compensazione, i cessionari e i fornitori:

  • devono confermare l’esercizio dell’opzione, come anticipato, all’Agenzia delle Entrate;

  • qualora dovessero utilizzare un maggior credito, rispetto a quello disponibile, eventualmente avendo fruito del credito in precedenza, ricevono comunicazione dell’F24 scartato – in precedenza trasmesso – attraverso apposita ricevuta consultabile mediante i servizi telematici dell’Agenzia delle Entrate;

  • non sono tenuti ad osservare i limiti stabiliti dall’art. 31, comma 1, del D.L. 31 maggio 2010, n. 78, convertito nella L. 30 luglio 2010, n. 122 (Limite annuale di € 250.000), nonché dall’art. 34, della L. 23 dicembre 2000, n. 388 (Limite di € 700.000, aggiornato, per l’anno 2020, a € 1.000.000, dall’art. 147, del D.L. 19 maggio 2020, n. 34, convertito nella L. 17 luglio 2020, n. 77);

  • non devono osservare il divieto di cui all’articolo 31, comma 1, del D.L. 31 maggio 2010, n. 78, convertito nella L. 30 luglio 2010, n. 122. Detta disposizione stabilisce che, a decorrere dal 1° gennaio 2011, la compensazione dei crediti relativi alle imposte erariali, è vietata fino a concorrenza dell’importo dei debiti, di ammontare superiore a € 1.500, iscritti a ruolo per imposte erariali e relativi accessori, e per i quali è scaduto il termine di pagamento.



La cessione del credito da impresa ad altra impresa

E’ stato detto più sopra che l’impresa beneficiaria del credito d’imposta può cedere quest’ultimo ad altra impresa, ad esempio all’impresa che le fornisce il materiale impiegato nella ristrutturazione, o ad un istituto di credito, ecc.

Infatti, il punto 6, del Provvedimento dell’8 agosto 2020, precisa che, a partire dal giorno 10 del mese successivo alla corretta ricezione della “Comunicazione dell’opzione ….”, i cessionari e i fornitori possono, a loro volta, cedere i crediti d’imposta ad altri soggetti, compresi gli istituti di credito e gli altri intermediari finanziari, con facoltà, da parte di questi ultimi, di cederli in seguito.

Anche in questo caso, il soggetto cedente comunica la sua cessione, esclusivamente con le funzionalità rese disponibili nell’area riservata del sito internet dell’Agenzia delle Entrate (Il Provvedimento parla “a pena d’inefficacia”), dopo aver proceduto alla conferma dell’opzione, utilizzando le medesime funzionalità.


Si ribadisce che i cessionari utilizzano i crediti d’imposta osservando gli stessi termini, modalità e condizioni applicabili al cedente, dopo aver comunicato l’accettazione della cessione con le stesse funzionalità di cui sopra.

 

Imprese cessionarie del superbonus: criticità nell’acquisizione del credito d’imposta

Nell’acquisizione del credito d’imposta ci sono due criticità che le imprese cessionarie del credito d’imposta devono tener presente (Punto 5, del Provvedimento dell’8 agosto 2020):

1

il credito d’imposta può essere utilizzato con la stessa periodicità ed entità – cioè con le stesse quote annuali – che l’originario beneficiario avrebbe potuto utilizzare in detrazione nei 5 anni previsti.

Non a caso, nel quadro C del modello “Comunicazione dell’opzione relativa agli interventi di recupero del patrimonio edilizio, efficienza energetica….”, oltre che indicare il “Credito ceduto pari all’importo delle rate residue non fruite”, si annotano “N. rate residue”.

In sostanza, se il beneficiario aveva diritto alla detrazione fiscale di € 27.500 (= € 25..000 + IVA 10% ) oltre al 10% di Superbonus per un totale di € 30.250, cioè ogni anno avrebbe potuto detrarre € 6.050 e, supponendo che detta detrazione sia stata trasferita all’impresa appaltatrice, quest’ultima può usufruire del credito d’imposta, per ogni anno dei 5 previsti, in misura pari ad € 6.050.


2

qualora il credito da utilizzare nell’anno (Rectius: quota parte di competenza del periodo d’imposta) non sia utilizzato per intero nello stesso anno, non può essere oggetto di trasferimento agli anni successivi, né può essere oggetto di domanda di rimborso.

Questo in base all’art. 121, comma 3, del D.L. n. 34/2020, che recita: “la quota dei crediti d’imposta che non è utilizzata entro il 31 dicembre dell’anno di riferimento non può essere utilizzata negli anni successivi, né richiesta a rimborso ovvero ulteriormente ceduta”.

Di conseguenza, occorre non farsi carico di tanti crediti d’imposta superiori alle proprie possibilità di compensazione, ovvero bisogna provvedere a cedere prontamente a terzi le quote di credito non compensabili nella propria impresa.